Cashbit's Weblog

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Tecnologie, imprese e impressioni da sviluppatore

dal WEB all’ applicazione iPad

Oggi mi hanno chiesto di spiegare la differenza che passa tra un sito WEB e gli stessi contenuti fruibili in un applicazione iPad. Ecco cosa ho risposto:

La principale differenza sta nel fatto che, a parità di contenuti, quando passiamo dal web all’applicazione ci stiamo fondamentalmente spostando dal computer al tablet (iPad).
Questo cambia completamente le regole di fruizione del contenuto in termini di: luogo, frequenza e personalizzazione.
Per quanto riguarda il luogo possiamo dire con certezza che il tablet può essere usato nei luoghi più impensati e far arrivare il contenuto pressochè ovunque. Per questo motivo si devono progettare applicazioni che possano funzionare anche off-line (sempre nei limiti di quanto ci siamo già detti in merito alla pesantezza del dato che veicola l’informazione).
Il Web presuppone un utilizzo “totalmente on-line” che annulla quindi il concetto di “ovunque” non potendo garantire la connettività in ogni momento di utilizzo.
La frequenza di utilizzo può essere più elevata in caso di applicazione, perchè appunto l’iPad è pressochè sempre con il suo utente. Per contro, occorre poter interrompere la fruizione del contenuto e poterla riprendere in un secondo momento da dove si era interrotta. Faccio un esempio un po’ estremo: se sono in metropolitana, posso decidere di guardarmi un corso di formazione interattivo, ma non riesco a vederlo tutto perchè devo scendere e cambiare linea della metro. In questo caso interrompo il corso semplicemente e istintivamente toccando il tasto “home” dell’iPad. L’applicazione riceve questo segnale prima di venire effettivamente chiusa e può quindi salvare in memoria il suo stato, consentendomi così di riaprirla successivamente e riprendere da dove ho interrotto in modo naturale.
Non si può dire lo stesso di una pagina WEB visualizzata mediante Safari di iPad, perchè non è garantito che tra un utilizzo e il successivo, si sia conservata abbastanza memoria da poter conservare lo stato e la cache del browser.
Personalizzazione perchè il dispositivo offre la possibilità di un esperienza di utilizzo estremamente personale (sono sul divano, da solo, con le cuffie e completamente isolato dal mondo esterno, quindi molto concentrato) ma può essere anche condiviso, passato di mano in mano e toccato per ottimizzare la visualizzazione di un dettaglio.
Possiamo poi concludere con un ultimo confronto tra un sito web ottimizzato per iPad e una applicazione iPad.
Il sito, anche se ottimizzato per iPad, resta comunque un informazione da raggiungere “on-line”, e non nasce per salvare informazioninel dispositivo. Nel contempo non mi permette di sfruttare al massimo le potenzialità del dispositivo stesso, infatti, per esempio, non posso “caricare” una foto perchè il browser dell’iPad non ha la funzione “sfoglia”.
Ultimissima considerazione: se realizzo un sito, devo sottostare ai criteri di usabilità di un sito. Se realizzo un applicazione posso usare criteri di usabilità più specifici rispetto a quello che è il mio obiettivo, mettendomi dalla parte dell’utente.

Ovviamente l’argomento offre molto spazio a considerazioni che vanno dall’opportunità di entrare in contatto con miglioni di utenti attraverso un unico canale, l’AppStore di Apple alla possibilità di integrare le applicazioni e le informazioni con l’hardware del dispositivo ma questo potrebbe essere oggetto di un altro post.

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Cinque novità in cinque anni

Una previsione di IBM su cinque tecnologie che si svilupperanno nel futuro dei prossimi 5 anni.

Batterie ad alta durata, video proiettori olografici per comunicazione in 3d, sistemi di acquisizione dati ambientali “indossabili”, modelli matematici per la personalizzazione dei percorsi stradali e data centers che “scalderanno” l’edificio mentre si raffreddano.

In questo video alcuni esempi applicativi.

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Google sfida Apple e tra i due litiganti il terzo gode, ma chi è il terzo ?

Ieri, 7 dicembre 2010, Google ha annunciato la nascita e futura disponibilità (prima metà del 2011) di Google Chrome OS. Il sistema operativo della grande G.

In contemporeanea è stato annunciato anche il “chrome web store” (si, con la “c” minuscola), il negozio on line dove virtualmente tutti possono scaricare le applicazioni sviluppate per questo nuovo sistema operativo. Dico virtualmente perchè in realtà l’utilizzo delle applicazioni è possibile oggi solo per chi ha un browser “Chrome” installato. Ma niente paura, il browser è gratuito e gira su Mac, Linux e Windows (almeno). Quindi tutti (tranne chi ha comprato in iPad o un iPhone) possono accedere allo store e installare le applicazioni.

Riassunto della prima parte: Chrome OS è un sistema operativo, come Mac OSX, Windows, Android, Linux e così via. Chrome (senza OS) è il browser. chrome web store è il sito dove tutti coloro che hanno (o meglio avranno) un dispositivo con Chrome OS o il browser Chrome possono scaricare le applicazioni appositamente realizzate per questa nuova piattaforma, gratis o a pagamento.

Quindi io mi sono fiondato, avevo già scaricato Chrome quindi ho solo dovuto avviarlo e andare al negozio di Google per iniziare a scaricare le apps.

Ci sono già 500 applicazioni disponibili, tra gratuite e a pagamento. Lo stile assomiglia a quello di App store di Apple. Mi son detto: uh, che bello, iniziamo a scaricare qualche app.

Detto fatto, in modo semplice (1 click) e veloce ho installato ben 4 applicazioni: Usa today, Slide Rocket, Wikihood, LucidChart (questa bella davvero).

Le applicazioni girano tutte nel browser, Chrome, per l’appunto. Quindi sono applicazioni WEB, quindi forse, non funzionano se non sono on line….

Per fare la prova ho adottato tecnologie di grido: ho provato a spegnere la WI-FI del Mac ed ecco che le applicazioni non partono…. perchè sono on line…. quindi no internet no apps… e lo sapevo io…

Ma forse con il nuovo sistema operativo che potremo provare sui nuovi dispositivi, google avrà trovato un nuovo sistema per farci usare le app anche quando saremo off-line….

Insomma tutto nuovo  ma storia vecchia: è gratis, ma solo (per ora) se è on line…

Però non mettiamoci a fare la solita dietrologia… eh si, te lo danno gratis, così poi ti tracciano, sanno chi sei, ti mandano la pubblicità, vedono che applicazioni usi…

… e quindi ?

Semplice, se funziona vuol dire che tra pochi anni saremo tutti on line, sempre, ancora più di oggi… se non funziona allora vuol dire che la storia dell’on line è un po’ una chimera…

Tutto bello, davvero, sono completamente affascinato da tutto questo, App Store, chrome web store, iPad, iPod, iPhone, Chrome OS… ma una cosa domando, anzi due:

1) se ci si da una calmata con tutte queste novità magari noi programmatori e aziende del software evitiamo di diventare un continuo ricerca e sviluppo e ci rimane anche tempo per fatturare qualcosa ai clienti

2) sono felice utilizzatore di iPad e iPhone ma se mi fermo un po’ di più a pensare mi viene fuori ormai da mesi una domanda: ma quale reale vantaggio tutto questo ha portato nella mia vita? Faccio fatica a darmi una risposta che giustifichi tutto: soldi, tempo e risorse spese (in dispositivi e a creare applicazioni).

Mi viene da pensare che tutto questo in realtà sia un momento di passaggio, di cambiamento e mi conferma quanto letto in “The singularity is near“.

Due cose:

- eliminazione dell’hardware (con il touch spariranno mouse e tastiera, è l’inizio di un percorso)

- interconnessione totale (se ci si pensa, già oggi è così perchè abbiamo diversi canali come skype, facebook, e-mail, twitter, che ci permettono di interagire a distanza di spazio e di tempo)

per arrivare appunto alla singolarità dove la distinzione tra umano e macchina diventa quasi nulla e la rete non sarà costituita da “nodi elettronici” ma da nodi “bio-elettronici”.

E con questa chiudo… magari un sito con la lista delle cose veramente utili e rivoluzionarie, con reali positive ricadute sull’umanità non sarebbe male, esiste già ?

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GPS: figlio della guerra fredda

Da un articolo di Wired possiamo conoscere da dove nasce l’idea del GPS e quali sono stati i motivi della sua apertura verso l’utenza civile.

Tutto ebbe inizio nel 1957, quando …

leggi l’articolo su Wired


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Come raffinare i dati: Google Refine

Google Refine è uno strumento che permette di raffinare i dati che debbano essere analizzati o importati in un database.

Quando si ha a che fare con fogli di excel o file di testo con migliaia di righe che devono essere analizzati o importati in un database, il problema principale deriva dal fatto che spesso le colonne sono popolate con dati non omogenei, faccio un esempio: se ho una lista di strutture turistiche posso trovarmi il nome della località di appartenenza scritto in modo differente anche se sono tutte nello stesso comune (es: Reggio Emilia oppure Reggio nell’Emilia), anche la stessa classificazione delle strutture potrebbe essere scritta in modo differente (es: B&B e Bed&Breakfast oppure hotel, hotels) per non parlare poi degli errori di digitazione o di dati mancanti.

Spesso capita di trovare due dati inseriti nella stessa colonna, come il nome della località e la provincia (es: Arenzano (GE)), che vorremmo invece avere in due colonne separate.

Google Refine permette di elaborare rapidamente i dati che presentano situazioni come queste, spezzando le colonne in più parti, modificando massivamente valori in più righe, ma permette anche di ricavare dati da pagine web, non del tutto formattati e convertirli in tabelle con valori omogenei e ben suddivisi in colonne.

Infine permette anche di arricchire le informazioni che si stanno raffinando perchè è in grado di : calcolare nuove colonne combinando o estraendo porzioni di valori, date, stringhe da altre colonne esistenti e collegarsi a webservices per scaricare dati e completare e riempire in modo automatico nuove colonne o correggere le esistenti.

Per saperne di più guardatevi i 3 video che spiegano nel dettaglio e con esempi completi quali sono le potenzialità di questo strumento: http://code.google.com/p/google-refine/wiki/Screencasts.

Google Refine è disponibile per le diverse piattaforme (Mac, Linux, Windows) e può essere scaricato gratis. A differenza degli strumenti normalmente offerti da Google, questo si installa come applicazione nel proprio computer desktop, quindi se dovete lavorare su dati sensibili, di cui volete garantire la privacy, potete farlo.

Buon divertimento con Google Refine.

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Da Wired: Faccio i conti in tasca alla ricerca Usa [Working Class Hero]

Ovvero: un italiano alla Casa Bianca, fa i conti in tasca alla ricerca USA.

Riporto l’articolo di WIRED “Faccio i conti in tasca alla ricerca Usa [Working Class Hero]“.

Obama ha affidato ad un italiano, Stefano Bertuzzi,  la direzione del programma Return on investments che monitora l’impatto dei finanziamenti per la ricerca medica stanziati dalla Casa Bianca.

I concetti che emergono sono:

- per ogni dollaro immesso nella ricerca pubblica dalla Casa Bianca, ne vengono prodotti 3,11 nell’economia Usa

- i dati vengono raccolti analizzando i database delle università

- il web semantico è il prossimo passo per analizzare le evoluzioni come nel ’98 un postdoc russo di nome Sergei Brin, ha abbandonato un grant per fondare quella che allora era una piccola startup con un nome bizzarro che ora è un gigante: Google

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Un nuovo browser per perdere sempre più tempo

E’ in arrivo un nuovo browser che permetterà di gestire e utilizzare i propri account dei vari social network in un unico applicativo e simultaneamente.

C’è un interessante video che ne spiega il funzionamento e anche la possibilità di chiedere l’invito per partecipare ai primi downloads.

A vederlo sembra basato su Google Chrome, con tutta una serie di “attacchi” verso i social network e le chat.

Ci farà risparmiare tempo o tutto il contrario ?

Ecco il link al sito: http://www.rockmelt.com/

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Pazienti.org

Trova un posto dove curarti, fatti curare e lascia il tuo feedback, tutto questo (tranne curarsi) è possibile sul sito: Pazienti.org.

Ma vediamo cosa potrebbe succedere o meno se l’iniziativa dovesse funzionare davvero (e rischia di funzionare anche molto bene).

1) la struttura riceve feedback negativi: se voglio pensare positivo vedrò che la struttura cercherà di migliorarsi per riuscire a tenersi i pazienti, ma se penso guardando la nostra storia come nazione e penso anche un po’ da maligno: saranno contenti i dipendenti che vedranno sempre meno lavoro da fare.

2) la struttura riceve feedback positivi: sempre più gente, quindi sempre più code, quindi nuovi feedback ma questa volta negativi sui tempi di attesa, quindi necessità di aumentare la capacità ricettiva, con problemi di costi e tempi.

Bellissima iniziativa perchè farà emergere molte problematiche e darà alle strutture la possibilità di capire dove mancano e quindi rimediare.

Chi potrà beneficiare meglio di questa iniziativa ? Le strutture pubbliche (spesso ingessate, bilancio in passivo, burocrazia) o quelle private (bilancio in positivo, soldi da investire, flessibilità nella gestione) ?

Il “clinical divide” potrebbe aumentare o diminiuire ?

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Il sorpasso del cinese

Nuovi prodotti cinesi, non più solo copie o manodopera a basso costo, ma invenzioni belle e buone.

Molte volte si è parlato del sorpasso dell’economia cinese su quella Americana, ma non ho ancora sentito notizie che possano far capire quando questo realmente avverrà o se sia già avvenuto ma nessuno lo voglia dire. Le previsioni sono sempre differenti a seconda della fonte da cui provengono.

Ecco però una notizia, un fatto, che fa pensare a quel “eppur si muove” che ogni tanto si dice delle cose che stentano a partire.

E’ stato presentato all’international trade show di Tokyo un nuovo tipo di inchiostro elettronico a colori. Fino ad oggi l’inchiostro elettronico poteva mostrare esclusivamente immagini in bianco e nero.

La vera notizia è che il dispositivo è stato realizzato e presentato da un azienda cinese, la Hanvon. Solitamente le aziende cinesi si limitavano a produrre qualcosa che veniva progettato nei reparti ricerca e sviluppo di aziende non cinesi, oggi sembra che invece le cose siano un po’ differenti.

Non è dato sapere se l’azienda cinese abbia progettato in totale autonomia questo oggetto ma senz’altro lo sta per commercializzare direttamente, come un suo prodotto e non come un prodotto realizzato per conto di altri. Con tanto di attività di marketing e tutto il resto.

Insomma, sembra che la Cina abbia messo la freccia.

e-ink first color touch device

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Tinkerers: errori e rimedi dal 2024

David Brin è l’autore di questa storia a fumetti, interessante lettura per chi vuole conoscere oggi gli errori di domani e porvi rimedio evitando di commetterli.

http://forward.msci.org/tinkerers/graphicnovel.html

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